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Bossetto, Fabio Luca (2010) Il linguaggio del Maestro del Gaibana: formazione e diffusione nel XIII secolo. [Tesi di dottorato]

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Abstract (inglese)

This work initially examines the Epistolary of the Padua Cathedral written by the priest and calligrapher Giovanni da Gaibana in 1259 and illuminated by an unknown artist usually referred to as the Gaibana Master. After a brief introduction on the problems posed by the manuscript and by other works which are connected to it by a common formal language, a historiographic in-depth examination accounts for the various critical approaches to the subject from the 19th century onwards. Such an account gives a picture of the complexity of the questions left open regarding the formation of the painting language of the Epistolary and its diffusion and permanence in the Veneto region and in the Salzburg area. In fact, already in 1911, Paul Buberl had compared the Padua Epistolary to a “Missal” of the Admont Monastery in Steiermark; the latter became the first element of a group attributed to Venetian illuminators who had moved to cisalpine areas, maybe in 1265, following the noble clergyman Ladislaw of Breslau, according to Ingrid Hänsel (1952).
As far as the origin of the “Gaibanesque” language is concerned, the artist was deeply rooted in the Venetian book culture, an aspect first detected by Bettini (1968) at a time when the knowledge on 13th-century miniature painting in this area was still limited. One could devise a strong relationship between the artist and the older Master of the St. Mark’s Antiphonary (Canova 1981), but also with the formal choices made in the mosaics of St. Mark’s Basilica. The artist’s language seems crossed by Greek accents combined with the Venetian substrate and Germanic influences. The possible origins of the Byzantine influence on this master are investigated, by assessing paths already explored by criticism and by examining new ones. The “Balkan” contribution appears to be particularly noticeable, a contribution of which the specific role in the formation of the Gaibanesque language is described, while the references to the Constantinopolitan culture seem to be rather generic. The possibility is therefore devised – as the criticism had already posed – of the reception of some traits of the coeval “Venetian-Crusadian” culture, which was at the same time open to contacts with Byzantine and gothic art. No confirmation has been found instead of the hypothesis held by some in the past (Grape 1973) of an almost complete derivation of the Gaibanesque language from the miniature production of the Armenian Kingdom of Cilicia, in which contacts with the Venetian area are not to be excluded, especially in the decades following the painting of the Epistolary of Padua. In some frescoes of the Cretan area, instead, traces of a probable source of inspiration for the Master can be recognized or, more likely, traces of a later work originated in the same Venetian-influenced area, touched by local substrate and “crusadian” strokes.
The study on the diffusion of the Gaibanesque language arises from a revision of the corpus collected to date, composed exclusively of works made north of the Alps, except the Epistolary. Particularly interesting is the formation of a nucleus of codes which are still unknown or poorly investigated in that sense today, decorated by the master and his atelier in the Venetian area, before moving to the North. Ingrid Hänsel’s theory (1952) that holds that some “Gaibanesque” artists followed Ladislaw of Breslau in 1265, who was in Padua at that time and was appointed Archbishop of Salzburg in that same year, has been recently challenged by some scholars who dated some works of the corpus back to the early Sixties. The deep analysis of many documentary sources allows to confirm and further clarify the circumstances of Ladislaw’s presence in Padua. A reconstruction of the prelate’s family incidents and interests in Salzburg and Breslau makes his role as a commissioner at the “Gaibanesque” atelier likely or very probable, and clarifies the circumstances of the work process and the timing of the renowned Thompson Psalter, Cambridge Fitzwilliam Museum (ms. 36/1950), even sketching the art personality of its illuminators. The study includes other works as well, not only on parchment, suggesting dating on a stylistic and documentary basis, with a particular stress on various illuminators who contributed to their decoration. Furthermore, numerous works of Venetian or Germanic area seem to have been affected by the diffusion of this language between the seventh and the ninth decade of the century, thus showing its noticeable persistence.
In the light of what has been discovered so far, it is indeed possible to judge more fully than in the past the role played by the Gaibana Master, not only in the Venetian miniature art, but also in the more generally “pictorial” production of a wide area covering Veneto, the Adriatic sea and Central Europe, which had significant contacts with the Mediterranean East.

Abstract (italiano)

Il lavoro prende inizialmente in esame l’Epistolario della cattedrale di Padova scritto nel 1259 dal sacerdote e calligrafo Giovanni da Gaibana e miniato da un anonimo artista che si usa pertanto chiamare Maestro del Gaibana. Dopo una breve introduzione alle problematiche sottese al manoscritto e alle altre opere che ad esso sono legate da un comune linguaggio formale, un approfondimento storiografico ripercorre le vie di approccio alla materia praticate dalla critica a partire dal secolo XIX. Da tale quadro emerge la complessità delle questioni ancora aperte, riguardanati la formazione del linguaggio pittorico dell’Epistolario e la sua diffusione e persistenza in Veneto e in area salisburghese. Già nel 1911, infatti, Paul Buberl aveva accostato all’Epistolario di Padova un ‘Messale’ del monastero di Admont, in Stiria, che divenne il primo elemento di un corpus attribuito a miniatori veneti trasferitisi in area oltralpina, forse nel 1265, al seguito del nobile prelato Ladislao di Breslavia, secondo quanto proposto da Ingrid Hänsel (1952).
Per quanto attiene all’origine del linguaggio ‘gaibanesco’, è emerso il profondo radicamento dell’artista nella cultura libraria veneziana, intuito per la prima volta da Bettini (1968), in anni in cui le conoscenze sulla miniatura duecentesca di quest’area erano ancora limitate. Si è potuto rilevare un profondo legame dell’artista con il più anziano Maestro dell’Antifonario di San Marco (Canova 1981), ma anche con le scelte formali attuate nel cantiere musivo della basilica marciana. Il linguaggio del miniatore appare attraversato da accenti fortemente grecizzanti che si amalgamano con il substrato veneziano e con infiltrazioni di gusto germanico. Del bizantinismo di questo maestro si indagano le possibili origini, verificando strade già percorse dalla critica e intraprendendone di nuove. Considerevole risulta soprattutto l’apporto balcanico, di cui si precisa il ruolo specifico nella formazione del linguaggio ‘gaibanesco’, mentre più generici si rivelano i rimandi diretti alla cultura costantinopolitana. Si rileva quindi la possibilità, già adombrata dalla critica, della ricezione di qualche tratto della coeva cultura ‘veneto-crociata’, aperta contemporaneamente a contatti con l’arte bizantina e con quella gotica. Non trova invece conferma l’idea, avanzata da alcuni in passato (Grape 1973), di una derivazione pressoché totale del linguaggio ‘gaibanesco’ dalla produzione miniata del Regno Armeno di Cilicia, per la quale non si escludono tuttavia contatti con l’area veneta, specie nei decenni successivi alla realizzazione dell’Epistolario di Padova. In alcuni affreschi di ambito cretese si riconoscono invece le tracce di una possibile fonte ispiratrice del maestro, o più probabilmente di un frutto successivo al codice padovano, originatosi nell’ambito della stessa cultura veneziana, influenzata dal substrato locale e da inflessioni ‘crociate’.
Lo studio della diffusione del linguaggio ‘gaibanesco’ ha preso le mosse da una revisione del corpus sino ad oggi raccolto, costituito esclusivamente di opere realizzate a nord delle Alpi, ad eccezione dell’Epistolario. Interessante risulta in particolare la costituzione di un nucleo di codici sino ad oggi sconosciuti o poco studiati in tal senso, ornati dal maestro e dal suo atelier in area veneta, prima del trasferimento a nord delle Alpi. La teoria di Ingrid Hänsel (1952), secondo cui alcuni artisti ‘gaibaneschi’ avrebbero seguito nel 1265 Ladislao di Breslavia, allora presente a Padova e nominato in quell’anno arcivescovo di Salisburgo, è stata recentemente messa in dubbio da alcuni studiosi che hanno datato alcune opere del corpus ai primi anni sessanta. L’approfondita analisi di molte fonti documentarie consente invece di confermare e precisare le circostanze della presenza a Padova di Ladislao. Una ricostruzione delle vicende familiari del prelato e dei suoi interessi a Salisburgo e a Breslavia porta a ritenere verosimile o molto probabile il suo ruolo di committente nei confronti dell’atelier ‘gaibanesco’ e a precisare le circostanze di realizzazione e la cronologia del celebre Salterio Thompson del Fitzwilliam Museum di Cambridge (ms. 36/1950), tratteggiando anche la personalità artistica dei miniatori in esso attivi. Lo studio si estende quindi ad altri lavori, non solo su pergamena, con proposte di datazione su base stilistica e documentaria, e con una particolare attenzione alle diverse figure di miniatori che parteciparono alla loro ornamentazione. Numerose opere di area veneta o germanica sembrano inoltre aver risentito della diffusione di questo linguaggio fra il settimo e il nono decennio del secolo, mostrandone così la considerevole persistenza.
Alla luce di quanto sin qui emerso si può dunque formulare un giudizio assai più completo di quanto in passato possibile sul ruolo rivestito dal Maestro del Gaibana non solo nell’arte veneziana del minio, ma nella produzione più generalmente ‘pittorica’ di un’ampia zona che insiste sul Veneto, sul bacino adriatico e sulla Mitteleuropa, e che ebbe significativi contatti con l’oriente mediterraneo.

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Tipo di EPrint:Tesi di dottorato
Relatore:Canova Mariani, Maria Giordana - Furlan, Italo
Dottorato (corsi e scuole):Ciclo 22 > Scuole per il 22simo ciclo > STORIA E CRITICA DEI BENI ARTISTICI, MUSICALI E DELLO SPETTACOLO
Data di deposito della tesi:NON SPECIFICATO
Anno di Pubblicazione:31 Gennaio 2010
Parole chiave (italiano / inglese):Gaibana
Settori scientifico-disciplinari MIUR:Area 10 - Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche > L-ART/01 Storia dell'arte medievale
Struttura di riferimento:Dipartimenti > pre 2012 - Dipartimento di Storia delle Arti Visive e della Musica
Codice ID:2900
Depositato il:10 Nov 2010 11:51
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