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Terravecchia, G.P. (2011) Il legame sociale. [Ph.D. thesis]

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Abstract (english)

What is it like to be socially bound? Within the field of the philosophy of social reality, the Dissertation gives some answers to the question which are mainly formal, static, general and structural; nonetheless, they provide a general theory of the social reality developed from a realist and not reductionist point of view. The social bond is shown to be given in two general forms: the social emergent bond and the instituted bond.
The first and simple answer to the question stated above is that to be bound means to have obligations. The Dissertation develops this intuition into a discussion that is articulated into two main parts. The first part deals with the ontology of social bond and the second part deals with the metaphysics of social bond. They are both accompanied by a third part that deals with some paradoxes and dilemmas of the philosophy of social reality.
The first part of the Dissertation discusses the acceptability of the social bond in the catalogue of the existing things. The first chapter presents the top level categories used in the rest of the work to develop the general theory. They are taken from BFO, the Basic Formal Ontology and to some extent adapted to deal with the social reality. The chapter also presents the notion of emergence, clarifying which version of it is assumed in the Dissertation. The second chapter criticises the «deniers’» perspective, that is, the eliminativism and the reductionism, which both deny the irreducible existence of the social bond. Above all, the chapter deals with the strong versions of the methodological individualism, committed to the refusal of the social bond as an independent entity. The chapter also provides a phenomenology of the social relationships so that the social bond is presented in its many forms. From a genealogical and from an ontogenetic perspective the third chapter defends the thesis that the social bond is at the origin of sociality. Social agents are able to act with collective intentionality. They interact in such a way that they let the social bond emerge, or they create it by the act of institution.
The second part of the Dissertation is devoted to discussing the metaphysics of the social bond. It is divided into three chapters developed into two main lines: a general metaphysics (ch. IV) and a special metaphysics (on the emergent social bond - ch. V, and on the instituted social bond - ch. VI). The social bond, in a more narrow sense, is here defined as an independent continuant that entails a kind of relationship among social agents such that each social agent which enters the social relationship has social obligations as much towards the other social agents he is bound with as towards the social bond itself. The fourth chapter discusses some features of the social bond that are common to the different forms of the bond. Particularly important is the phenomenology of normativity that presents the field of peculiar norms of the social reality as irreducible to ethics. Here politeness is shown to be a field that connects the social field to ethics. Furthermore, the chapter discusses belonging, showing its many forms. It also discusses the preserving mechanisms of the social bond, such as fidelity to the origins, and extrinsic and intrinsic motivation. The concluding part of the chapter deals with some pathologies of the social bond. The fifth chapter starts presenting and discussing Keith Sawyer’s theory of emergence of the social reality. In so doing, some important topics are discussed, such as the rules of coordination, role and status, cooperation and reciprocity, gift and the act of donation. John Searl’s notion of Declaration is presented and discussed in the sixth chapter. The chapter presents the notion of the act of institution and the strength of the procedure to enforce the social reality. Acceptance is shown to be the deep root of sociality. Contractualism seems to have missed it, failing to give a satisfactory account of sociality. In the context of institutional reality, documents are shown to be important, but not as essential as Maurizio Ferraris seems to think.
The third and last part of the Dissertation tries to test the theory developed in the previous parts of the work. Some paradoxes (e.g. «the paradox of democracy», «on the possibility of gift», «gratitude») and dilemmas of the social reality (e.g. «conflict between social and moral», «multiple belongings») are presented, discussed and sometimes solved within the frame of the theory previously developed. The goal of the chapter is to show the strength and value of the theory.

Abstract (italian)

Che cosa significa essere legati socialmente? Nell’ambito della filosofia della realtà sociale, la Dissertazione fornisce alcune risposte al quesito che sono principalmente formali, statiche, generali e strutturali; nondimeno, esse forniscono una teoria generale alla realtà sociale, sviluppata da un punto di vista realista e non riduzionista. Si mostra che il legame sociale si dà in due forme generali: il legame sociale emergente e quello istituito.
La prima e più semplice risposta al quesito posto sopra è che essere legati significa avere obblighi. La Dissertazione sviluppa questa intuizione in una discussione che è articolata in due parti principali. La prima parte si occupa dell’ontologia del legame sociale e la seconda parte si occupa della metafisica del legame sociale. Esse sono seguite da una terza parte che si occupa di alcuni paradossi e dilemmi della filosofia della realtà sociale.
La prima parte della Dissertazione discute la possibilità di accettare il legame sociale nel catalogo delle cose esistenti. Il primo capitolo presenta le categorie di livello più alto usate nel testo che segue per sviluppare la teoria generale. Esse sono prese da BFO (Basic Formal Ontology) e sono in qualche misura adattate per la realtà sociale. Il capitolo presenta anche la nozione di emergenza, chiarendo quale sua versione è accolta nel testo. Il secondo capitolo critica la prospettiva dei «negatori», cioè dell’eliminativismo e del riduzionismo: entrambi negano l’irriducibile esistenza del legame sociale. Soprattutto, il capitolo si occupa delle versioni più forti dell’individualismo metodologico, impegnate a rifiutare il legame sociale come ente indipendente. Il capitolo fornisce inoltre una fenomenologia delle relazioni sociali, così che il legame è presentato nelle sue molte forme. Da una prospettiva genealogica e da una ontogenetica, il terzo capitolo difende la tesi che il legame sociale è all’origine della socialità. Gli agenti sociali sono capaci di agire secondo un’intenzionalità collettiva. Essi interagiscono in modo tale da lasciar emergere il legame, o da crearlo con l’atto di istituzione.
La seconda parte della Dissertazione discute la metafisica del legame sociale. Essa è divisa in tre capitoli, svolti in due direzioni principali: una metafisica generale (cap. IV) a una metafisica speciale (sul legame sociale emergente - cap. V, e sul legame sociale istituito - cap. VI). Il legame sociale, in senso stretto, è qui definito come un continuo indipendente che comporta un tipo di relazione tra gli agenti sociali, tale che ciascuno di coloro che entrano in relazione ha obblighi sociali, tanto verso gli altri agenti coi quali egli è legato, quanto verso il legame stesso. Il quarto capitolo tratta di alcune caratteristiche del legame sociale comuni alle diverse forme. Di particolare importanza è la fenomenologia della normatività che presenta il campo delle norme peculiari della realtà sociale come irriducibile all’etica. Si mostra qui che la cortesia è un ambito che connette il sociale all’etica. Inoltre, il capitolo discute l’appartenenza, mostrandola nelle sue molte forme. Esso anche discute i meccanismi conservativi del legame, come la fedeltà alle origini, e la motivazione estrinseca ed intrinseca. La parte finale del capitolo si occupa delle patologie del legame sociale. Il quinto capitolo comincia presentando e discutendo la teoria di Keith Sawyer dell’emergenza della realtà sociale. Facendo questo, sono discussi alcuni importanti temi, come le regole di coordinazione, il ruolo e lo status, la cooperazione e la reciprocità, il dono e l’atto di donazione. La nozione di John Searle di Dichiarazione viene presentata e discussa nel sesto capitolo. Il capitolo presenta la nozione di atto di istituzione, e la forza della procedura per costituire la realtà sociale. Viene mostrato che l’accettazione è la radice profonda della socialità. Il contrattualismo sembra non averlo colto, non riuscendo così a dare ragione in maniera soddisfacente della socialità. Nel contesto della realtà istituita, si mostra che i documenti sono importanti, ma non sono tanto essenziali come Maurizio Ferraris sembra pensare.
La terza e ultima parte della Dissertazione cerca di testare la teoria, sviluppata nelle parti precedenti dell’opera. Sulla base della teoria proposta, sono qui presentati, discussi e talvolta risolti alcuni paradossi (p.e. «il paradosso della democrazia», «sulla possibilità del dono», «la gratitudine») e alcuni dilemmi (p.e. «conflitto tra sociale e morale», «molteplici appartenenze»). Il fine del capitolo è di mostrare la forza e il valore della teoria proposta.

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EPrint type:Ph.D. thesis
Tutor:Da Re, Antonio
Ph.D. course:Ciclo 23 > Scuole per il 23simo ciclo > FILOSOFIA > FILOSOFIA TEORETICA E PRATICA
Data di deposito della tesi:UNSPECIFIED
Anno di Pubblicazione:25 January 2011
Key Words:Teoria della società, legame sociale, ontologia, normatività, realismo./Theory of society, social bond, ontology, normativity, realism.
Settori scientifico-disciplinari MIUR:Area 11 - Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche > M-FIL/03 Filosofia morale
Area 11 - Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche > M-FIL/01 Filosofia teoretica
Struttura di riferimento:Dipartimenti > pre 2012 - Dipartimento di Filosofia
Codice ID:3405
Depositato il:21 Jul 2011 12:15
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