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Gobbato, Ilaria (2012) Elementi storico costituzionali in tema di espropriazione per pubblica utilitĂ . [Tesi di dottorato]

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Abstract (inglese)

The aim of this thesis shall be the use of the interpretation of law in accordance with the Constitutional principles in order to analyse how, in the real life of the jurisprudence on the expropriation for public utility, the State authority and the private autonomy intersects, keeping constant the cardinal role of the Judge in the uneasy balancing of the concerned interests.
The reason for focusing on this topic has its roots on the consideration that “relations between the State and the private property rights constitutes – as it is the case for the right of individuals freedom – the cardinal issue related with citizen’s life in a social environment; and the expropriation for public utility constitutes the most dramatic point of contact between the State authority and the private autonomy” (cfr. U. NICOLINI, Espropriazione per pubblica utilità, in Enc. Dir., XV, 1966, 802).
Nevertheless, the regulatory scheme of expropriation for public utility, as framed in artt. 42, 43 and 44 of the Italian Constitution, consisting in the possibility of auferre rem privati, represents the most relevant burden on the property right, than could be extinguished and perish for the person that is expropriated, in favor of a community of beneficiaries for reasons of public utility.
The formula adopted by the Constituent Assembly, on the other hand, leaves – inevitably - many questions of interpretation and practical enforcement opened: those questions concern the evaluation of the concept of general interest as assumption for the expropriation, the adherence or distance from the aims of the Constitution interpretation of applicative rules, that might be not sharpe enough to avoid that the Public Authority operates such a “sensitive power” in a way that might seems discretional; and, last but not least for the high importance that it could have on the citizen – that is the final aim of the law – the issue of the quantification of the compensation due in case of expropriation.
This seems to be more evident if it is taken into consideration that, notwithstanding the limits defined by the Constitutional Chart, the administrative practice has opted – for many years – for the so called indirect expropriation, by with the withdrawal of the property right was achieved as an effect of irreversible transformation of a private good in order to satisfy a public interest, without an adherent compliance with the applicable rules, and without the direct enforcement of an expropriation act.
Moving from the described assumptions, this thesis aims to analyze and investigate the origins of the expropriation for public utility, that shall be found, even before the age of commons, in the roman law: the existence in the roman law of a regulatory scheme with juridical and social functions similar to the ones of the modern expropriation for public utility seems to be one of the most controversial issues discussed by those who are studying roman law.
So far, the starting point of this thesis will be the study of the sources, to underline if and with which extent there could be room for such a regulatory scheme in the roman law: an excursus that shall be of help in understanding the issues that, even nowadays, concern the expropriation, with a particular consideration to the very recent rules introduced by the d.l. n. 128 of August 13, 2011, as emended by the implementation law n. 148 of September 14, 2011

Abstract (italiano)

L’obiettivo di questa tesi vorrebbe essere quello di utilizzare il prisma dell’interpretazione conforme a Costituzione per analizzare come, nella realtà giurisprudenziale in tema di espropriazione per pubblica utilità, si intersecano autorità statale e autonomia privata, fermo restando il ruolo cardine spettante al Giudice in questo difficile bilanciamento di interessi.
La scelta di focalizzare l’attenzione su tale istituto nasce dalla semplice considerazione che “i rapporti tra lo Stato e la proprietà privata costituiscono, insieme con quello della libertà dell’individuo, il problema cardine della vita organizzata socialmente; e l’espropriazione per pubblica utilità costituisce il punto di incontro più drammatico tra l’autorità dello Stato e l’autonomia privata” (cfr. U. NICOLINI, Espropriazione per pubblica utilità, in Enc. Dir., XV, 1966, 802).
Ed invero, l’istituto dell’espropriazione per pubblica utilità, come tratteggiato dagli artt. 42, 43 e 44 della Costituzione, consistendo nella possibilità di auferre rem privati, da cui il termine ablazione, rappresenta la limitazione più incisiva del diritto di proprietà che viene ad estinguersi in capo al soggetto espropriato a favore di un collettività beneficiaria per motivi di pubblico interesse.
La formula adottata dai costituenti, però, lascia inevitabilmente aperti numerosi problemi interpretativi e pratici che riguardano la valutazione del concetto di interesse generale quale presupposto per l’espropriazione; la conformità o meno a Costituzione di leggi applicative che, non essendo sufficientemente dettagliate, possano rendere discrezionale il “delicato potere” di cui la Pubblica Amministrazione è titolare; nonchè, infine – ma di notevole importanza per il cittadino che rappresenta il fine ultimo delle previsioni legislative – la quantificazione dell’indennizzo.
E ciò a maggior ragione se solo si considera che, nonostante i limiti dettati dalla Carta costituzionale, la prassi amministrativa si è avvalsa per moltissimo tempo della cd. espropriazione indiretta, nella quale l’ablazione del diritto di proprietà avveniva non in conseguenza dell’adozione di un provvedimento di esproprio da parte dell’Autorità competente, bensì per effetto della trasformazione irreversibile di un bene privato per il soddisfacimento di un interesse pubblico, senza che tale soddisfacimento fosse portato avanti nel rispetto della normativa di settore.
Muovendo da tali presupposti, il presente elaborato ha ad oggetto l’analisi delle origini del fenomeno espropriativo, da rinvenirsi, ancor prima che nell’epoca comunale, nel diritto romano: ed invero l’esistenza nel diritto romano di un istituto con finalità e funzioni giuridico-sociali corrispondenti, almeno in parte, a quelle dell’odierna espropriazione per pubblica utilità, è tra i problemi più controversi nelle discipline romanistiche.
Punto di partenza, quindi, del presente lavoro sarà lo studio delle fonti, per evidenziare se e in quale misura vi potesse essere spazio per tale istituto nel mondo romano: un excursus che meglio permetterà di comprendere le problematiche che ancor oggi interessano la vicenda espropriativa, anche alla luce delle novità recentissimamente introdotte dal d.l. 13 agosto 2011, n. 128, così come modificato dalla legge di conversione 14 settembre 2011, n. 148

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Tipo di EPrint:Tesi di dottorato
Relatore:Garofalo, Luigi
Dottorato (corsi e scuole):Ciclo 23 > Scuole per il 23simo ciclo > GIURISPRUDENZA
Data di deposito della tesi:30 Gennaio 2012
Anno di Pubblicazione:30 Gennaio 2012
Parole chiave (italiano / inglese):espropriazione - pubblica utilitĂ  - diritto romano espropriation - public utility - roman law
Settori scientifico-disciplinari MIUR:Area 12 - Scienze giuridiche > IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichitĂ 
Struttura di riferimento:Dipartimenti > pre 2012 - Dipartimento di Storia e Filosofia del Diritto e Diritto Canonico
Codice ID:4948
Depositato il:26 Ott 2012 11:33
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