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D'Incà, C. (2012) Lana e olio? Alcune riflessioni sulle prime fasi di lavorazione della fibra. In: LA LANA NELLA CISALPINA ROMANA. Economia e Società. Studi in onore di Stefania Pesavento Mattioli. Atti del Convegno (Padova-Verona, 18-20 maggio 2011). Antenor Quaderni (27). Padova University Press, Padova, pp. 523-533. ISBN 978-8897385-30-1

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Abstract (inglese)

Publications on roman textiles have described the processing of wool in the following operational sequence: shearing, scouring, combing and spinning.
As one can exclude large scale spinning of ‘crude’ wool and degreasing makes fibers too dry and tangled to be worked with, it seems likely that even in the classical world it was common practice to oil wool before combing and spinning. This procedure has been regularly attested from the late Medieval period up to the present day but was first described in detail in a fifteenth century manuscript from Florence.
There are however a few clues that might suggest that the oiling of wool was already known and indeed widespread in classical times and that olive oil was in common use for this purpose. Archaeological evidence for a connection between oil and wool would seem to be limited to a site in Cyprus where it is believed that scented oils were produced, amongst other things, to perfume wool. A reference to this technique could be inferred by Homer’s description of the looms in Alcinoo’s palace “dripping with oil”; and on several attic vases there are scenes of women engaged in processing or perhaps more specifically in the oiling of wool.
The possibility that the Romans used oil for softening wool seems convincing above all for the number of classical references to the initial degreasing of untreated wool to remove lanolin, as well as to the degreasing of finished textiles with fuller’s earth, perhaps to remove oil added in the process. Further information may be gleaned from inscribed lead tags that refer to initial washing and degreasing (indicating lana purgata as opposed to lana sucida), perhaps followed by softening (lana mulsa).
Confirmation of the antiquity of this missing link in wool to textile processing has clear implications for future archaeological research in the fields both of textiles and the production/distribution of olive oil for industrial use.

Abstract (italiano)

Tra le fasi della lavorazione laniera preliminari alla filatura, si è scelto di rivolgere particolare attenzione al trattamento della fibra con olio, la cui applicazione si ritiene verosimile anche in epoca classica.
Nella complessa catena di trasformazione dalla lana grezza ai tessuti finiti, le trattazioni sulla tecnica produttiva romana propongono sinteticamente una successione di tosatura, lavaggio sgrassante, pettinatura, filatura. Poiché però la lavorazione di lana sucida su ampia scala è da escludere e dal momento che il lavaggio sgrassante rende la fibra secca, compatta e non lavorabile, si ritiene verosimile che anche in antico fosse diffusa la pratica di ungere la lana prima di pettinarla e filarla.
Il procedimento è documentato con regolarità almeno dall’età tardo-medievale e risulta descritto con chiarezza in un codice quattrocentesco conservato a Firenze; in epoca rinascimentale e moderna rimane in uso e trova numerosissime attestazioni. Per l’epoca antica alcuni indizi fanno pensare che l’oliatura della lana fosse un’operazione nota e diffusa e che la sostanza preferita per effettuarla fosse l’olio d’oliva.
Dal punto di vista archeologico, l’unico sito per il quale si è proposta una correlazione olio-lana è un impianto produttivo sull’isola di Cipro: si ritiene che gli oli profumati che vi venivano prodotti fossero utilizzati anche per la profumazione della lana. Un riferimento tecnico all’oliatura delle fibre potrebbe essere riconosciuto nel passo omerico che descrive i telai della reggia di Alcinoo stillanti olio, e all’oliatura potrebbero alludere alcune figurazioni su ceramica attica, con scene di donne che manipolano la lana.
Nel mondo romano, la possibilità che la lana fosse ammorbidita con olio sembra convincente innanzitutto per le numerose attestazioni di un’iniziale sgrassatura della lana di tosa parallele ad altrettanto numerose attestazioni di sgrassatura dei tessuti finiti (per eliminare oli aggiunti in lavorazione?). Ulteriori informazioni potrebbero essere colte da un esame delle etichette plumbee iscritte riferibili ad iniziali operazioni di lavaggio e sgrassatura (indicando lana purgata in opposizione a lana sucida), ma - forse - anche di ammorbidimento (lana mulsa).
Se la pratica risultasse confermata anche per l’epoca classica, avremmo un’ulteriore componente del sistema produttivo laniero/tessile di cui tenere conto per l’indagine storico-archeologica, con la duplice valenza di passaggio legato al comparto tessile e volano di una produzione/circolazione di olio per usi ‘industriali’.

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Tipo di EPrint:Contributo in Libro
Anno di Pubblicazione:Ottobre 2012
Parole chiave (italiano / inglese):Lana, Cisalpina romana, D'Incà, lavaggio, oliatura, olio
Settori scientifico-disciplinari MIUR:Area 10 - Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche > L-ANT/07 Archeologia classica
Struttura di riferimento:Dipartimenti > Dipartimento di Beni Culturali: archeologia, storia dell'arte, del cinema e della musica
Codice ID:6031
Depositato il:27 Feb 2013 12:05
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