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Ferreccio, Vanina (2014) La larga sombra de la prision. Etnografia de los efectos extendidos del encarcelamiento en Santa Fe, Argentina. [Tesi di dottorato]

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Abstract (inglese)

Family members of inmates and their own detained relatives experience the prison simultaneously. They live in the shadow of the prison, without being considered by ministerial researches and statistics. In the majority of the cases they remain compressed in the invisibility of the effects that the prison spreads around.
Several studies focus on a specific issue which is considered “alarming”, that is the lives of the inmates' sons and daughters and the subsequent possibility of delinquency of these people. However these researches do not question how the sibling experience the condition of their detained parents and the ways in which the prison becomes for many sectors of the population an agent of socialization.
This doctoral research investigates two important issues: the first regards the families of the detainees, with a look both towards what is “external”, that is outside the prison, and towards the prison itself, which the family is used to visiting weekly; the second focuses on the prisoners' daily experiences and their living conditions that, in many cases, are supported by the family affectively and economically. In order to address these two issues I move from the “outer penumbra” (Adler and Longhurst, 1994), in which the detainees are located, towards those channels of communication –which are fluid, constant and intense– that different family groups establish with penal institutions.
Therefore, in this study the families of inmates were not depicted like appendixes or satellites of the life “inside” the prisons, contrarily I have attempted to grasp and investigate what some families have defined “the same air” between “outside” and “inside” the prison. This definition constructs an idea in which spacial borders seem to be more and more diluted. In this study, particular attention is dedicated to the ways in which the logic of retribution dominates the relationships between detained people. It is worth saying that this logic has the power to extend its effects beyond the sole inmates' relationships and thus to colonize the relations of these latter with their relatives –who, in turn, will be equally involved with the institution in perpetuating this same logic. In this way, family members take possession of the same analytical lens of the prison in order to interpret their practices.
If the prison is, as claimed by several authors (Chauvenet, 2006; Chantraine, 2006), a despotic regime based on the principle of fear (Montesquieu, 1748), this doctoral ethnography, which was conducted in the prisons of Santa Fe (Argentina) –during day visit at family members' homes, visiting prisoners– has demonstrated the impossibility of depicting these families like passive recipients of the harmful effects of the prison. Rather, these families, governed by fear, incorporate the analytical lens of the prison, namely the logic of retribution in its multiple versions; in this fashion, they participate with their detained relatives in building the order of the prison

Abstract (italiano)

I familiari delle persone detenute esperiscono la prigione simultaneamente ai propri parenti reclusi. Vivono all’ombra della prigione senza essere considerati dalle ricerche, dai controlli ministeriali e dalle statistiche. Infatti, sembra quasi che rimangano compressi dall’invisibilità degli effetti che la prigione sparge nei suoi dintorni.
In generale, diversi studi si focalizzano su un tema ritenuto “preoccupante”, ossia i vissuti dei figli e delle figlie delle persone detenute, senza però considerare come questi esperiscano la prigione dei propri genitori e senza mettere in questione le forme in cui la prigione diviene, per settori della popolazione piuttosto estesi, un agente di socializzazione. Spesso l’interesse verte più sulla possibilità che vi sia una deriva delinquenziale nei figli dei detenuti.
La ricerca di dottorato si focalizza su due questioni rilevanti. La prima riguarda i familiari delle persone detenute, mantenendo uno sguardo verso l’ “esterno” e non solo centrato sulle strutture penitenziarie che questi familiari visitano settimanalmente; la seconda questione si concentra sulla situazione e i vissuti dei detenuti, i quali in molti casi ricevono dai propri familiari supporto economico e affettivo. Nell’affrontare questi due aspetti mi muovo dalla “penombra periferica” (Adler e Longhurst, 1994), in cui queste persone si trovano, verso quei canali di comunicazione –i quali sono fluidi, costanti ed intensi– che i diversi gruppi familiari stabiliscono con le istituzioni penitenziarie.
Quindi, in questo studio le famiglie non sono state concepite come appendici o satelliti della vita “dentro” le prigioni, al contrario si è cercato di capire e approfondire quello che alcuni familiari hanno definito “la stessa aria” che mette in rapporto coloro che sono reclusi e coloro “al di fuori”– rendendo mediante questa accezione l’idea di spazi le cui frontiere sembrano sempre più diluite. In questa tesi, un tema centrale riguarda le forme in cui si sviluppa e si promuove la logica retribuzionistica che domina le relazioni tra i detenuti all’interno della prigione; di fatto, questa logica si estende andando a colonizzare i rapporti di questi ultimi con i loro parenti, i quali a loro volta si troveranno in egual modo coinvolti con l’istituzione. In questo modo, i familiari si appropriano delle “lenti carcerarie” allo scopo di interpretare/significare le proprie pratiche.
Se la prigione è, come affermano diversi autori (Chauvenet, 2006; Chantraine, 2006), un regime dispotico che si regge per principio sulla paura (Montesquieu, 1748), l’etnografia condotta a Santa Fe (Argentina) nelle prigioni –durante i giorni di visita, nelle case dei familiari, all’interno degli istituti penitenziari con i detenuti– ha dimostrato l’impossibilità di vedere in questi familiari dei destinatari passivi degli effetti nocivi della prigione. Piuttosto, questi familiari ri-approppriandosi delle lenti carcerarie, ossia della logica retribuzionistica nelle sue diverse versioni, ed essendo anche governati dalla paura, partecipano con i propri familiari detenuti alla costruzione dell’ordine della prigione

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Tipo di EPrint:Tesi di dottorato
Relatore:Vianello, Francesca
Correlatore:Mosconi, Giuseppe
Dottorato (corsi e scuole):Ciclo 26 > Scuole 26 > SCIENZE SOCIALI: INTERAZIONI, COMUNICAZIONE, COSTRUZIONI CULTURALI
Data di deposito della tesi:28 Luglio 2014
Anno di Pubblicazione:28 Luglio 2014
Parole chiave (italiano / inglese):carcere, effetti dell'incarcerazione, familiari di detenuti, ordine negoziato, prison, effects of imprisonment, inmates parents
Settori scientifico-disciplinari MIUR:Area 14 - Scienze politiche e sociali > SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale
Struttura di riferimento:Dipartimenti > Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata
Codice ID:6996
Depositato il:29 Lug 2015 10:04
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