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Toffalini, Enrico (2016) Inferential false memories for emotional events. [Tesi di dottorato]

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Documento PDF (Tesi di Dottorato)
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Abstract (inglese)

The research that is described in the present dissertation is motivated by two general questions. First, it investigates whether inference-based false memories are less likely for emotional than non-emotional events, consistently with the general notion that emotional material is better remembered and is associated to fewer memory distortions (Kensinger & Schacter 2005; Kensinger, 2007). Second and most important question, it examined whether the potential “protective” effect of emotional material against false memories could be disrupted or even reversed under certain conditions, investigating the effects of both experimental manipulations and individual differences.
To examine these two questions, I created a false memory paradigm that is based on pictorial scripted material, following the example of Hannigan and Reinitz (2001; see also Lyons et al., 2010, and Mirandola et al., 2012, for a more recent application), but adapting it to include emotionality as a factor. A more detailed description of the paradigm will be provided in the introductory section of Experiment 1, and an example of the material is shown in the Appendix A.
In Experiment 1, I examined the effect of post-encoding elaboration of pictorial scripted material on the production of inferential false memories for negatively emotional vs. neutral events. Two groups of undergraduate students were administered an incidental memory test after having freely recalled the scripted material or having completed distracting tasks. In particular, it was examined: a) how the probability of committing inferential false memories concerning negative vs. neutral events varied in the two groups; b) whether negative events were actually re-elaborated to a greater extent compared to neutral events.
In Experiments 2 and 3, I focused on the effect of sub-clinical symptoms of internalizing disorders on the production of inferential false memories for emotional vs. neutral events. In particular, in Experiment 2 I compared a group of young adults with high levels of internalizing symptoms (both depression and anxiety) with a group of young adults with medium to low levels of internalizing symptoms. In Experiment 3, I expanded the findings of the previous experiment by adding a positively valenced condition within the scripted material, and by focusing on a group of individuals with a “purely anxious” trait, that is with a high level of trait anxiety but medium to low level of depression symptoms.
In Experiments 4 and 5, I focused on the role played by working memory (WM; Baddeley, 2000) capacity on the production of inferential false memories for neutral vs. positive and negative events. In particular, in Experiment 4 I examined the role played by WM capacity at the level of individual differences, while in Experiment 5 the results were replicated and expanded using an experimental condition that was intended to artificially manipulate WM capacity available during the encoding phase.
As for the general conclusions, it was shown that emotional scripted events (both negative and positive) are normally protected against inferential false memories (and especially against causal errors) compared to neutral scripted events. Importantly, however, this does not hold true in any condition; indeed, especially in the case of negative events, the “protective” effect is disrupted – and sometimes even reversed – under certain conditions, which include post-encoding elaboration of viewed material, strong presence of internalizing symptoms at the sub-clinical level (and especially of trait anxiety), and low or reduced capacity of WM during the encoding.

Abstract (italiano)

La presente è motivata da due quesiti di fondo. Primo, se i falsi ricordi inferenziali siano generalmente meno frequenti nel caso di eventi emotivi che di eventi non-emotivi, coerentemente con l’evidenza prevalente che il materiale emotivo riduce le distorsioni di memoria (Kensinger & Schacter 2005; Kensinger, 2007). Secondo e più importante quesito, ho esaminato se questo eventuale effetto “protettivo” viene moderato da particolari condizioni, considerando sia differenze individuali che l’effetto delle manipolazioni sperimentali.
Nell’Esperimento 1 mi sono concentrato sugli effetti della rielaborazione del materiale dopo la codifica. È noto che ripetere più volte il materiale dopo la codifica aumenta la probabilità di commettere falsi ricordi, a causa della tendenza a “ricostruire” il ricordo basandosi sul “nucleo” del significato del materiale studiato (Roediger & McDermott, 1995; Gallo, 2006). Ho ipotizzato che ciò sarebbe accaduto anche per gli eventi presentati in forma di script, specialmente nel caso degli errori di “gap-filling”. Inoltre, ho ipotizzato che gli eventi emotivi sarebbero stati più suscettibili all’aumento di falsi ricordi dovuto alla rielaborazione, dato che essi, per la loro salienza, vengono richiamati alla mente più facilmente e più spesso (Christianson & Engelberg, 1999; Walker, Skowronksi, Gibbons, Vogl, & Ritchie, 2009); si sa inoltre che la rielaborazione degli aspetti emotivi degli eventi conduce a maggiori falsi ricordi (Drivdahl, Zaragoza, & Learned, 2009). I risultati ottenuti su un campione di studenti universitari hanno mostrato che, mentre i partecipanti che venivano distratti durante l’intervallo di ritenzione (partecipanti di controllo) erano relativamente protetti dagli errori causali per eventi negativi rispetto agli eventi neutri, i partecipanti che venivano invitati a ripensare e a ricostruire ciò che avevano visto (partecipanti sperimentali) presentavano il pattern opposto. Inoltre, coerentemente con le ipotesi, si è osservato un aumento generalizzato degli errori di “gap-filling” nel gruppo sperimentale. L’accuratezza invece non differiva.
Negli Esperimenti 2 e 3 mi sono concentrato sugli effetti dei sintomi di disturbi emotivi a livello sub-clinico. Precedenti ricerche hanno mostrato che le persone che soffrono di disturbi emotivi in generale commettono più falsi ricordi per materiale negativo (per es. Howe & Malone, 2011; Joormann, Teachman, & Gotlib, 2009). Un’ipotesi è che ciò sia dovuto a una maggiore attivazione di base dei concetti negativi nelle persone con depressione (Howe & Malone, 2011). Tuttavia, un limite dei precedenti studi è che hanno utilizzato il paradigma DRM, per cui non è chiaro se lo stesso accada anche per altri tipi di falsi ricordi. Inoltre, non è chiaro cosa accada a livello sub-clinico (è infatti possibile che disturbi sufficientemente intensi da raggiungere una soglia clinica presentino effetti specifici, diversi da quelli del corrispondente tratto nella popolazione generale), cosa accada nel caso di sintomi d’ansia (un’altra condizione che comporta un bias di memoria e un’elaborazione preferenziale per il materiale emotivo; Mitte, 2008), e con il materiale positivo. Negli Esperimenti 2 e 3 i partecipanti sono stati selezionati tramite ampi screening su studenti di scuola superiore tra i 17 e i 19 anni d’età, utilizzando il questionario Q-Pad (Sica, Chiri, Favilli, & Marchetti, 2011). Nell’Esperimento 2 ho selezionato partecipanti che avevano elevati punteggi (oltre l’80esimo percentile) sia nella scala di ansia che in quella di depressione, mentre nell’Esperimento 3 ho selezionato partecipanti che avevano elevati punteggi di ansia ma punteggi di depressione attorno o sotto la mediana. In entrambi gli esperimenti, i gruppi di controllo erano composti da giovani che si collocavano attorno o sotto la mediana sia nella scala di ansia che in quella di depressione. Nell’Esperimento 2 si è mostrato che i partecipanti con forti tratti internalizzanti hanno maggiore probabilità di commettere falsi ricordi per gli antecedenti causali quando la conseguenza è negativa rispetto a quando è neutra, mentre i partecipanti di controllo presentavano l’effetto opposto (erano quindi protetti dal materiale negativo). Nell’Esperimento 3 sono stati replicati i risultati precedenti, e si è mostrato che l’effetto è specifico per l’ansia (cioè si trova anche quando i livelli di depressione corrispondono alla media della popolazione o sono al di sotto). Inoltre, si è mostrato che l’effetto è specifico per il materiale negativo (e non si trova per il materiale positivo). Gli Esperimenti 2 e 3 hanno mostrato che anche i sintomi internalizzanti a livello sub-clinico implicano elevati livelli di falsi ricordi per materiale negativo, che questo fenomeno si può trovare anche nel caso specifico dell’ansia di tratto, e che è ristretto al materiale negativo. Inoltre, è interessante notare che l’elemento critico, cioè l’antecedente causale, non è emotivamente carico di per sé, ma è collegato ad eventi emotivi. Per questo l’ipotesi della pre-attivazione dei concetti negativi nel caso dei disturbi emotivi (Howe & Malone, 2011) in questo caso non può essere applicato. La spiegazione potrebbe piuttosto avere a che fare con una sovra-elaborazione del materiale negativo negli individui con alti livelli di ansia e di depressione (si veda Gotlib & Joormann, 2010). In effetti, è interessante notare che il quadro dei risultati negli Esperimenti 2 e 3 assomiglia a quello dell’Esperimento 1 (con i partecipanti con forti tratti internalizzanti che si comportano in modo simili a quelli che hanno rielaborato il materiale).
Negli Esperimenti 4 e 5 mi sono concentrato sul ruolo della Memoria di Lavoro (ML; Baddeley, 2000, 2012). Si sa che la ML ha un ruolo cruciale nel “binding”, cioè nell’unire assieme i diversi aspetti di un ricordo, il che che permette di creare delle rappresentazioni vivide di un evento (Mitchell, Jonhson, Raye, & Greene, 2004), e dunque di evitare i falsi ricordi (Peters, Jelicic, Verbeek, & Merckelbach, 2007). Tuttavia, non è chiaro cosa succeda nel caso del materiale negativo. Si sa che il materiale negativo tende a interferire con la capacità di controllo della ML, riducendone la prestazione (Osaka, Yaoi, Minamoto, & Osaka, 2013). Di conseguenza, il materiale negativo dovrebbe portare a maggiori falsi ricordi, tuttavia di solito si osserva l’opposto (Kensinger, 2007). È dunque possibile che il materiale negativo abbia sia effetti “protettivi” (dati da una maggiore distintività e da una più accurata codifica; Kensinger & Corkin, 2004) che effetti “avversi” (interferendo con il controllo della ML) nei confronti dei falsi ricordi. Anche se normalmente prevalgono gli effetti protettivi, gli effetti avversi potrebbero emergere quando le capacità di base di ML sono ridotte. Nell’Esperimento 4 un ampio gruppo di studenti universitari è stato sottoposto al paradigma dei falsi ricordi inferenziali emotivi in condizioni di base, e la loro capacità di ML è stata misurata tramite un apposito compito attivo (De Beni, Palladino, Pazzaglia, & Cornoldi, 1998). I risultati hanno mostrato una interazione significativa tra capacità di ML e valenza del materiale sulla produzione di falsi ricordi. In particolare mentre i falsi ricordi per eventi positivi e neutri non erano particolarmente legati alla ML, quest’ultima sembrava avere un effetto protettivo sui falsi ricordi per eventi negativi. Per chiarire meglio il quadro dei risultati è stato condotto l’Esperimento 5. In questo esperimento metà dei partecipanti (gruppo sperimentale) doveva visionare il materiale mentre conduceva un doppio compito inteso ad interferire con la componente dell’esecutivo centrale della loro ML (Baddeley, 2000). I risultati hanno mostrato che la probabilità di commettere falsi ricordi era complessivamente più alta nel gruppo sperimentale rispetto a quello di controllo (si notava anche una generale caduta nell’accuratezza). Tuttavia, questo incremento nei falsi ricordi era più grande nel caso negli eventi negativi che in quello degli eventi positivi o neutri, confermando così l’importanza di avere una buona capacità di ML per essere protetti contro gli errori inferenziali nel caso degli eventi negativi.
In conclusione, attraverso cinque esperimenti ho mostrato come, in genere, gli eventi emotivi (sia positivi che negativi) siano protetti dagli errori inferenziali (specialmente dagli errori di causa) a confronto con gli eventi neutri. Ciò è coerente con la letteratura. La cosa più importante, però, è che questo non succede in qualsiasi condizione. Esistono condizioni, soprattutto nel caso degli eventi negativi, nelle quali questo effetto “protettivo” è annullato o perfino capovolto. Tali condizioni includono la rielaborazione del materiale visto, la forte presenza di sintomi internalizzanti, anche a livello sub-clinico (e specialmente di ansia di tratto), e basse o ridotte capacità di ML al momento della codifica.

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Tipo di EPrint:Tesi di dottorato
Relatore:Cornoldi, Cesare
Dottorato (corsi e scuole):Ciclo 28 > Scuole 28 > SCIENZE PSICOLOGICHE
Data di deposito della tesi:28 Gennaio 2016
Anno di Pubblicazione:28 Gennaio 2016
Parole chiave (italiano / inglese):false memory; episodic memory; emotion;
Settori scientifico-disciplinari MIUR:Area 11 - Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche > M-PSI/01 Psicologia generale
Struttura di riferimento:Dipartimenti > Dipartimento di Psicologia Generale
Codice ID:9279
Depositato il:06 Ott 2016 14:41
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